Mar 26, 2019 Last Updated 3:35 PM, Jul 16, 2017

L'onestà

L’onestà è il valore a cui faccio riferimento in qualunque mia azione e relazione. Nel rapporto con i miei pazienti, l’onestà riguarda i mezzi a mia disposizione, il mio operato, il mio onorario, la mia opinione sulla condizione di malattia e sugli indirizzi terapeutici e diagnostici da seguire. Onestà significa esprimersi su ciò che si sa e non esprimersi su ciò che non si sa. Onestà significa cercare l’opinione del collega per confrontarsi su una decisione importante, o rimandare il paziente presso una determinata struttura dotata di attrezzature o protocolli di ricerca particolari. L’onestà è un valore cardine della professione, la cui assenza o presenza emerge costantemente nell’operato del medico. 

L’umiltà

Ci sono medici che credono di poter capire i problemi dei pazienti semplicemente leggendo la documentazione e visitandolo frettolosamente, quando invece è proprio nelle sue parole che spesso si trova la soluzione ai suoi problemi. Ascoltare il paziente manifestandogli umiltà, tenendo in debita considerazione le spiegazioni che egli stesso costruisce per giustificare le condizioni che lo affliggono, è di grande importanza sia per esercitare al meglio la professione che per sviluppare un rapporto mutualmente proficuo, dal punto di vista umano e professionale. 

La sofferenza

E’ automatico attribuire valore alla sofferenza propria o a quella delle persone a cui siamo legati o che semplicemente ci piacciono. La forma più primitiva e grossolana, ma anche veritiera, di empatia consiste nel condividere lo stato d’animo altrui di fronte alla condizione di malattia, provando pena, tristezza, sofferenza psichica. Se il medico si comportasse in questo modo, la bontà del suo operato e la lucidità richiesta per le sue difficili decisioni verrebbero meno. Sono convinto, però, che il valore che il medico attribuisce alla sofferenza altrui passi attraverso il suo essere in qualche modo empatico. L’empatia deve manifestarsi attraverso risposte e comportamenti che assimilino e tengano in debito conto le passioni ed emozioni del paziente e della sua famiglia, senza che queste riflettano i sentimenti del medico stesso. Nella mia pratica clinica mi chiedo continuamente: che cosa prova in questo momento questo mio concittadino? E’ spaventato? Deluso? Arrabbiato? Ottimista? Turbato? A volte i pazienti sono talmente confusi da non essere consci del proprio stesso stato di animo, il quale può essere intercettato dal medico dotato della giusta sensibilità, che può così intervenire fornendo le debite rassicurazioni e spiegazioni.

 

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